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18.08
Moto Gp: Marquez fa il fenomeno nel tempio della velocità

Vince il giovane spagnolo che allunga nel mondiale. Valentino Rossi con una rimonta furiosa termina quarto.

È il tempio della velocità. È il circuito più famoso al mondo. È il sogno americano. È il sigillo del Predestinato. Al secolo Marc Marquez.

A Indianapolis il timbro del campione del futuro, che può essere quello del presente. Il timbro della Honda che fa doppietta grazie alla seconda piazza di Camomillo Pedrosa, che combatte con la grinta contro i dolori dovuti alla clavicola rotta.

La gara - Pronti. Partenza. Via. Lorenzo parte forte, brucia Marquez partito dalla prima casella e cerca la fuga solitaria. Difficile, quasi una missione impossibile. Pedrosa perde mezzo secondo subito, si porta dietro il ragazzetto ispanico, poi non molla un metro, gira sui tempi del campione del mondo targato Yamaha e aspetta il tempo giusto per cercare di annullare lo svantaggio. Ecco i tre moschettieri, quelli buoni per il titolo. Dietro il quarto incomodo, Carl Crutchlow, bravo a non affondare, ma quelli davanti sono altra cosa, altra storia. Rossi? Dietro, straccato. Ma pronto a lottare, per le posizioni di rincalzo però.

Dopo un decina di giri di studio Marc Marquez rompe gli indugi: prima si beve il compagno di squadra, poi mette le ruote davanti anche a Lorenzo. All’esterno, mica sciocchezze. Il campione della Yamaha però non molla, rimane attaccato agli scarichi del connazionale. Lotta. Si danna. Non perde un metro. Come del resto Pedrosa che rimane sornione ad aspettare il suo momento. Momento che non arriva. E il distacco piano piano aumenta. Inesorabile. Come del resto quello di Lorenzo, incapace di controbattere al ritmo indiavolato del ragazzetto che sta studiando da campione. Jorge subirà anche l’onta del sorpasso di Pedrosa che si invola a salvare il salvabile, a fare secondo, primo tra gli acciaccati.

Rimonta Vale – Nono sulla griglia. Nono per gran parte di gara. Poi le gomme si usurano, gli altri non affondano sull’acceleratore e Valentino Rossi inizia il suo show. Un sorpasso dietro l’altro a scalare posizioni. A tre giri dall’arrivo supera Bradle in sesta posizione. Crutchlow e Bautista lottano per la medaglia di legno, Vale ha due secondi, in mezzo giro li recupera, si fa rabbioso sulle loro ruote. A due giri dalla fine il re di Tavullia supera lo spagnolo e si mette ad azzannare la posteriore dell’inglese. All’ultimo giro ci prova, va largo, non molla, accelera, si rifà sotto, tenta il sorpasso all’ultima curva. Ce la fa. È quarto. Che è tanto per come si era messa, che è poco per come poteva andare.

Mondiale – Per il titolo Marquez allunga e intravede l’alloro. Ma è ancora lotta e sarà dura. Perché Lorenzo sa come si vince, perché non molla un metro, perché se è a posto fisicamente è il migliore. Forse. Perché Pedrosa ha la stessa moto del ragazzetto terribile, perché ha più esperienza, perché se parte è difficile andarlo a prendere. Sarà comunque lotta a tre. I soliti tre. I tre tenori.





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